Il passaggio dei Gonzaga

Fin dal 1481 la locanda era in tale splendore da ospitare la principessa Chiara Gonzaga che andava sposa a Gilberto I di Borbone, conte di Montpensier e delfino d’Alvernia.

Il bicchiere della staffa

Si narra che, prima di partire per le cavalcate nei prati intorno a piazza Castello, i due nobili sposi Chiara Gonzaga e Gilberto I di Borbone bevvero il cordiale serviti dall’oste quando avevano già il piede in una staffa. Da qui la celebre espressione “bere il bicchiere della staffa” per indicare l’ultimo bicchiere della serata.

I personaggi dei libri di storia

Nel 1496, dopo i Gonzaga, la storica locanda accoglieva Marco Sanuto, ambasciatore di Venezia, Galeazzo Visconti, ambasciatore di Milano e i legati di Berna e Friburgo.

Storie di altri tempi

A cavallo tra il Settecento e l’Ottocento molte locande, ristoranti e piole come il San Giors erano ritrovi per prostitute, tagliaborse, briganti e davano convegno per giochi di dadi, morra e carte portate dai francesi.

Il San Giors alle origini

La data di apertura è fissata al 1820 ma la storica locanda pare esistesse già prima delle costruzioni dell’attuale sede, nella casa progettata dall’ingegnere Carlo Bernardo Mosca (1792-1867).

I volti del San Giors

Conosciuta come trattoria “Ponte Dora” sotto la proprietà di Maria Salvetti, si trasformò in albergo-ristorante nel 1904 per volontà di Antonio Truffo. Da allora si sono succeduti diversi proprietari, dall’illustre Bartolomeo Olivetti degli anni ‘50 a Giancarlo Cristiani, noto gallerista torinese.

Un nuovo inizio

L’abilità dell’architetto Simona Vlaic, la nuova proprietaria, è stata quella di ripristinare il San Giors di una volta, dagli arredi alle atmosfere da salotto letterario, passando per i piatti tipici della tradizione gastronomica piemontese.

Il legame col passato

Nel febbraio 2012 Eleonora Pollano ha eseguito il restauro dell’antica insegna in metallo smaltato con un risultato straordinario. I lavori di ristrutturazione all’interno dell’albergo hanno permesso al San Giors di rinnovarsi senza mai perdere la propria anima.

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